giovedì 11 settembre 2014

DAVIDE CALÌ, UN ANNO DOPO: DUE COMPLEANNI E MOLTI PROGETTI

Davide Calì, classe 1972, fumettista, illustratore e scrittore con all'attivo ormai 70 titoli pubblicati in circa 30 Paesi e numerosi riconoscimenti internazionali, è senza dubbio uno dei protagonisti più interessanti della letteratura per bambini e ragazzi contemporanea. 

E lo è per molti e differenti motivi. 

Il primo, ovviamente, il grande talento. Il secondo, l'intelligenza, la visione e un modo di intendere e vivere la vita fuori dall'ordinario. Il terzo, la serietà, la dedizione e la professionalità nello svolgere il proprio lavoro, al fianco da una disponibilità non così usuale a trovarsi, che gli permettono di muoversi con disinvoltura in diversi campi narrativi padroneggiando con maestria gli strumenti che, di volta in volta, sente più propri. 

Caratteristiche, queste, che nel tempo hanno contribuito a trasformare Davide Calì in uno scrittore di successo e, al cosa più importante, in quello che viene riconosciuto come un artista consapevole, rara qualità che concorre a far sì che sia per lo meno curioso e stimolante, per molti potrà rivelarsi addirittura proficuo, conoscerlo. 

Il resto, ve lo racconterà lui in questa intervista fatta in occasione di due avvenimenti, due compleanni, che lo riguardano da vicino: i 20 anni dal suo debutto ufficiale come fumettista sulle pagine del mensile "Linus" (per il quale Davide lavorò dal 1994 al 2008) e i 10 anni dall'inizio della pubblicazione dei i suoi libri per bambini, poi fumetti e non solo, in Francia. 


© Davide Calì
Alla singolarità del lavoro di Davide Calì ho dedicato un post nel mese di luglio dello scorso anno dopo che, trascorso un lungo periodo di attesa, ha ripreso a pubblicare in Italia con una certa continuità. 

Da allora, Davide, come è nel suo stile, non si è fermato un attimo. Tra le molte cose fatte, ha pubblicato altri 7 titoli nel nostro Paese: Polline. Una storia d'amore con Monica Barengo (2013) e l'appena uscito Quando un elefante si innamora con Alice Lotti per Kite Edizioni, La scimmia con Gianluca Folì (2013) e Pum! Pum! con Maddalena Gerli (2014) per Zoolibri e Mamma, prima dov'ero con Thomas Baas (2014) per Rizzoli, l'edizione italiana di Il nemico con Serge Bloch (2014) per Terre di mezzo e di Non ho fatto i compiti perché... con Benjamin Chaud per Rizzoli più altri 6 titoli in Francia: Le grand livre de la bagarre con Serge Bloch (2013), Les jours hibou con Vincent Mathy (2013) e Vide-Grenier con Marie Dorleans (2014) per Éditions Sarbacane, il secondo romanzo Elle est où la ligne? con Joëlle Jolivet (2013) per Oskar Jeunesse, (Bons) Baìsers Ratés de Venice con Isabella Mazzanti (secondo titolo della serie) per Gulf Stream (2014) e Le Perroquet de L'Empereur con Chiaki Miyamoto (2014) per Nobi Nobi. Infine, in Spagna è uscito il primo numero del fumetto "Super-Potamo" con Raphäelle Barbanègre (2013) per Bang!.

© Davide Calì
Nel frattempo, ha aggiunto ai riconoscimenti internazionali ricevuti, altri quattro premi: il "Prix des ados - Salon du Livre Midi-Pyrénées" per il suo primo romanzo L’amour? C’est mathématique (Éditions Sarbacane, 2013), il "Premio Orbil" e il "Primo Premio Cassa di Risparmio di Cento" per Mio padre, il grande pirata con Maurizio A.C. Quarello (Orecchio Acerbo, 2013 qui raccontato da Davide e da Maurizio; qui il racconto della visita a Marcinelle che Davide ha scritto per il magazine online "Frizzifrizzi") e il "Prix du Livre jeunesse de Marseille" per Le grand livre de la bagarre con Serge Bloch (Éditions Sarbacane, 2013). 

Da poco (il 24 agosto) è uscito per Vraoum! l'integrale di «Adam (& Eve) Le Paradis perdure» illustrato da Bob (Yannick Robert), la serie di fumetti apparsi fino al 2012 su "L'Echo des Savanes", poi su "Fluide Glacial" e sull'omonimo blog (su cui Davide si firmava come Daïkon). 

© Davide Calì
A seguire, tra la fine del 2014 e i primi mesi del 2015, saranno pubblicati Snow White and the 77 Dwarf con Raphaelle Barbanègre per Random House Canada, A funny thing happened on the way to school, il seguito di I didn't do my homework because... con Benjamin Chaud per Chronicle Books (a febbraio 2015 che diventerà una trilogia accompagnata da altrettanti doodle books), e in primavera Le Double con Claudia Palmarucci per Éditions Notari. 


Non aspettatevi però che finisca qui. 

 




Davide Calì/Alice Lotti,
Quando un elefante si innamora,
Kite Edizioni, Padova, 2014


G. Éditions Sarbacane, la tua prima casa editrice francese e tuttora quella di elezione, continua i festeggiamenti per i vostri 10 anni di collaborazione facendo uscire il 3 settembre una nuova edizione di Un papa sur misure, il libro del tuo esordio nel mercato editoriale d'oltralpe (con le illustrazioni di Anna Laura Cantone), e il tuo nuovo romanzo 3 Tyrans + 1 Bolosse = Quelle vie! Nel suo catalogo sono presenti ormai più di 40 tuoi titoli: albi illustrati, i libri con Serge Bloch (con Moi j'attends avete vinto il "Prix Baobab 2005"), le serie di fumetti "10 petits insectes" con Vincent Pianina e "Cruelle Joëlle" con Ninie, fino a L'amour? C'est mathématique!, il tuo primo romanzo. Puoi raccontarci un po' di questi 10 anni francesi? 
DAVIDE - Sono stati dieci anni molto intensi, difficili da riassumere. È cominciato tutto con la collana Sapajou, che ora non esiste più, aperta per accogliere i miei testi comici (Piano piano, Bernard et moi) e i primi fumetti (Il faut sauver le sapin Marcel, Mission Kraken). Lavorare in Francia era una novità ma già poco tempo dopo avevo voglia di cambiare, e sono usciti Moi, j'attends e L'ennemi. Da lì in poi è cominciato il successo, i primi inviti ai saloni, i premi. Poi è venuto tutto il resto: come dici tu, una quarantina di titoli tra fumetti e album, alternando le storie comiche a quelle più “impegnate”, una trentina di premi, una tournée di saloni e scuole che ormai mi occupa ogni anno da ottobre a giugno. In questo lavoro però non arrivi mai da nessuna parte, devi sempre ricominciare daccapo. Così, complici il mio bisogno cronico di novità e il mercato che cambia, sto cercando qualcosa di nuovo, principalmente oltre oceano. In Francia continuerò a lavorare e proseguirà ovviamente la mia collaborazione con Sarbacane, anche se per il momento abbiamo esaurito la scaletta. Dopo il romanzo che uscirà oggi non abbiamo altri titoli previsti. È una cosa che ci capita mediamente ogni tre anni. Riprenderemo la programmazione verso fine anno e le prime novità usciranno per il 2016. 


Davide Calì,
3 Tyrans + 1 Bolosse = Quelle Vie!,
Éditions Sarbacane, Paris, 2014


G. Oltre a Sarbacane, in Francia lavori con altri editori (Actes Sud, Thierry Magnier, Gulf Stream, Trimestre/Oskar, Nobi-Nobi, Michel Lagarde Éditions...) e con la presse. Questo ti ha offerto la possibilità di maturare, insieme a una significativa esperienza, uno sguardo privilegiato su quello che è considerato uno dei Paesi più importanti e, in un certo senso, anticipatori di tendenze dell'editoria per bambini e ragazzi. Ci puoi raccontare qualcosa di quello che oggi vedi lì e che pensi possa avere un significato anche per il domani?
DAVIDE -  Paragonata ad altri paesi la Francia è un paradiso: la qualità dei libri e la scelta offerta dalle uscite sono senza pari. Quello che vedo però in questo momento è una fortissima crisi del settore, cominciata ormai anni fa e consolidatasi in tempi recenti con l'accentuarsi della crisi generalizzata. In Francia la crisi economica che ha impattato sull'Europa è arrivata tardi, circa tre anni fa, ed è coincisa con l'apice di un down intellettuale e politico che si trascinava da tempo. L'anno scorso ho percepito un po' di ripresa ma quest'anno le cose vanno male di nuovo. Risultato: gli editori piccoli chiudono o si fanno comprare dai più grandi, i grandi riducono le tirature e le uscite. Tutto questo ovviamente non è il prodotto esclusivo dei problemi recenti, ma piuttosto il risultato di una politica di sovra-produzione editoriale che la Francia ha portato avanti per alcuni decenni. Potremmo restare qui a discutere le possibili letture socio-economiche per settimane e forse non avremmo una visione definitiva: penso che le interpretazioni siano molteplici e complesse. La fotografia attuale penso sia però fuori da ogni dubbio preoccupante: si comprano meno libri, la gente riempie meno i saloni. Non so cosa vedere in futuro. I francesi negli anni 80 hanno cominciato a investire nella cultura e nel libro. Il benessere di questi anni è il prodotto di tre decenni di lavoro in questo senso. Oggi il panorama dell'offerta culturale è sempre ricchissimo ma la parabola è discendente. Vedo poi una serie di sintomi nella società, nella politica, nell'informazione, che mi fanno pensare che se i francesi non si danno una regolata, tra 15-20 la Francia sarà come l'Italia di oggi. Ai francesi non piace sentirselo dire ma fino a tre anni fa queste cose non succedevano: http://www.frizzifrizzi.it/2014/02/21/se-il-presidente-nudo-ci-fa-paura.


Davide Calì/Serge Bloch,
Le grand livre de la bagarre,
Éditions Sarbacane,  Paris,  2013

Davide Calì/Serge Bloch,
Le grand livre de la bagarre,
Éditions Sarbacane,  Paris,  2013

Davide Calì/Serge Bloch,
Le grand livre de la bagarre,
Éditions Sarbacane,  Paris,  2013

Davide Calì/Serge Bloch,
Le grand livre de la bagarre,
Éditions Sarbacane,  Paris,  2013


G. Abitualmente lavori una media di 20-25 progetti nello stesso tempo. L'attività di scrittore però non è la sola a cui dedichi le giornate. Il successo ottenuto e il fatto che i tuoi libri vengono pubblicati in 30 Paesi fanno sì che tu sia impegnato per la maggior parte dell'anno in veri e propri tour internazionali divisi tra le partecipazioni a Saloni, gli incontri nelle scuole, librerie e biblioteche, la curatela di mostre di illustrazione, ma anche workshop e corsi di scrittura (solo in Italia collabori con il MiMaster di Illustrazione Editoriale di Milano, Ars in Fabula di Macerata, l'Istituto europeo di design IED di Torino e Artelier di Padova). Quale valore assume per te questo bagaglio di esperienze?
DAVIDE - Questa è una di quelle domande difficili alle quali non so rispondere. Quel che posso dire è che vado in giro, racconto il mio lavoro alle classi che hanno letto i miei libri o a classi di studenti che ambiscono praticarlo in futuro. Non so come e quanto tutto questo mi arricchisca, non so dargli un peso. Posso solo dire che questo muoversi senza posa sfama, almeno in parte, il mio bisogno di fare sempre qualcosa di diverso, incontrare persone, seguire progetti, vedere città. E ovviamente assaggiare la cucina di ogni posto!


© Davide Calì - Australia 2012 

© Davide Calì
Salon du livre de St Paul-Trois-Châteaux febbraio 2012

© Davide Calì - libreria Parigi 2013

© Davide Calì
Salon du livre et de la presse jeunesse de Montreuil 2013


G. Un'esperienza di viaggio simile alla tua, così come il vivere abitando case in città di Paesi diversi, fecero dire a Italo Calvino: «Il luogo ideale per me è quello in cui è più naturale vivere da straniero». Una verità, una condizione mentale prima che fisica, che influenzarono molta della sua poetica. Un pensiero, questo, che mi è riaffiorato alla mente leggendo diversi tuoi libri, ma che mi ha fatto ripensare anche a una considerazione che hai scritto qualche tempo fa in Scrivere e fare fumetti con i bambini (Sonda, 2012): «Alcune persone credono che le storie vengano per ispirazione; io preferisco credere che vengano invece per disposizione: la disposizione a guardarsi intorno, a osservare i dettagli delle cose, a notare particolari che altri trascurano. Le storie vengano da tutto ciò che ci circonda. [...]». Ecco, due cose queste, che mi sono sembrate perfette per definire una delle costanti della tua poetica che è sicuramente quel «vivere da straniero» che dice Calvino, a cui intimamente però appartiene anche quella «disposizione a guardarsi intorno», a guardare il mondo con quel candore come se ogni cosa fosse vista, e vissuta, per la prima volta. È così? 
DAVIDE -  Ecco un'altra domanda difficile! Non so darti una risposta. Sono sempre stato curioso. Il fatto di non sentire nessun luogo come “casa” fin da piccolo forse mi ha effettivamente spinto verso l'idea di viaggiare e studiare le lingue. Sono nato in Svizzera e sono cresciuto a Genova, ma mi rendo conto solo ora, riflettendoci, che i miei mi hanno educato in un modo un po' anomalo, un po' “svizzero” se vuoi, per cui mi sono sempre sentito “straniero”. Già da ragazzino pensavo di andare via. Ovviamente all'inizio idealizzi l'idea di partire e di trovare un Paese elettivo. Poi ho capito che probabilmente non ne ho nessuno: mi piace fare tante cose ma non le posso fare tutte nello stesso posto, per cui l'unica è muoversi. Viaggiare ti apre molti confini mentali, se non sei troppo rigido e ti lasci contaminare. Vivere come uno straniero ovunque in questo senso aiuta. Così come aiuta riuscire a mantenere uno sguardo “bambino”. Ma soprattutto è utile non essere troppo campanilista, troppo affezionato alle proprie origini. A me piacciono ancora i sapori e i profumi della mia infanzia, ma nel frattempo se ne sono aggiunti altri che fanno comunque parte di me, anche se vengono da lontano.


N.d.r. 
Se volete leggere alcune pagine tratte dai «DIARI DI VIAGGIO» di Davide Calì: 


SAISONS (mostra a Parigi)


GScrivere per diversi Paesi e nella lingua originale di ciascuno come fai tu, almeno per le pubblicazioni italiane, francesi e anglosassoni, implica un modo di pensare le storie che, inevitabilmente, porta a esiti di sviluppo diversi a seconda della lingua usata.
Quando passi alla scrittura, in che modo riesci a tradurre una storia che hai già pensato? Oppure la pensi già nella lingua in cui la scriverai?
DAVIDE - Sì, mediamente scrivo direttamente nella lingua in cui la storia mi viene in mente. Ho difficoltà a tradurre le mie storie in un'altra lingua, vedo che il risultato è sempre goffo, aderente in modo scolastico alla forma originale. Per evitare questo effetto la maggior parte delle volte, traducendo, modifico di fatto la storia, mi lascio prendere dalla lingua e aggiungo e tolgo cose. Ma scrivere per me non ha un regola fissa, dipende dal progetto. Al momento per esempio sto lavorando al terzo sequel di I didn't do my homework. Sto cercando il motore della storia e compilando una lista di possibili location e situazioni. Una volta imbastita la struttura del libro e approvata da tutti, procederò a rivestire la struttura con il testo letterario. Più che un album illustrato sembra un abito da sera. O un sottomarino. Ma i libri si fanno anche così. 


Matite di © Benjamin Chaud
per  A funny thing happened on the way to school,
Chronicle Books, 2015

Matite di © Benjamin Chaud
per  A funny thing happened on the way to school,
Chronicle Books, 2015

Matite di © Benjamin Chaud
per  A funny thing happened on the way to school,
Chronicle Books, 2015


G. C'è una cosa che si può intuire, ma non tutti sanno e cioè quanto tu sia amato dai lettori, senza rischiare di esagerare si può dire che tu sia adorato dai bambini, che incontri migliaia all'anno e con i quali hai instaurato un dialogo basato su una profonda onestà che ti ha permesso di raccontare loro anche temi difficili, come la morte, il dolore, il distacco, l'amore, l'emigrazione, temi grandi insomma e di farlo con la lealtà di non dare mai niente per scontato. Segni di un profondo rispetto ricambiato dai bambini.  Quando incontri i bambini e parli con loro di questi temi che cosa succede? Alla fine hai la sensazione di avergli lasciato in tasca qualcuno di quei sassolini, quelle informazioni utili per crescere che potranno tenere in tasca anche per anni ma che saranno lì pronte per essere usate al momento giusto, che ti sono così cari?
DAVIDE - Qualche volta sì, anche se gli incontri mediamente sono brevissimi e c'è poco tempo per lasciare qualcosa. Quel che vedo è che i bambini hanno sempre un'enorme aspettativa, lavorano ai libri per mesi, disegnano, preparano le domande, quindi quando entri in classe, dopo mesi di attesa, è come se a te suonasse il campanello Keith Richards.
Il mio impegno in questo senso è sempre volto a sfatare un po' il mito dell'autore: alla fine è un lavoro, siamo in tantissimi a farlo e non siamo diversi da chiunque altro. I bambini ti immaginano sempre intento in qualcosa di creativo, mentre io gli racconto la realtà: che magari l'idea per un libro mi arriva mentre sono in coda al supermercato (ebbene sì, anche gli autori fanno la spesa!) o mentre cucino (e cucinano!).
Mi piace restituire un lato umano a questo lavoro che penso sia un po' sopravvalutato.
Quando capita di fermarmi a pranzo alla mensa scolastica per loro è una cosa impensabile: è come se Keith (che ti ha appena suonato il campanello) ti chiedesse lo zucchero per fare una torta per sua zia. Però è buffo. Tutti mi guardano, poi c'è sempre il bambino che si avvicina e mi chiede: “Hai mangiato il pesce? Dì la verità, com'era?”
Se rispondo che non era un granché i suoi occhi si illuminano, poi si gira verso i compagni e con grande orgoglio dichiara: “Ha fatto schifo anche a lui!”


© Davide Calì - Francia giugno 2014

© Davide Calì - Francia Maggio 2014

© Davide Calì - Tallinn ottobre 2013

© Davide Calì - Montblanc febbraio 2012



G. Una volta, mentre ci scambiavamo pensieri sul lavoro, ti avevo detto che alcune delle tue ultime storie, in particolare mi riferivo agli albi illustrati, sembravano state fissate lì quasi per un attimo, come una fotografia, ma che avessero il respiro per andare più lontano o che sembravano arrivare da più lontano... e tu mi hai risposto così: «Non so se le mie storie facciano parte di qualcosa che arriva e va più lontano, penso sia più facile per gli altri analizzare. Io ho capito che certi temi mi spingono ascrivere storie in qualche modo simili, che messe insieme, a distanza di tempo, compongono effettivamente un discorso, o una serie di riflessioni...», una riflessione che mi è sembrata interessante. Approfitto di questa occasione per chiederti di dire più...
DAVIDE -  Non son se ci sia molto di più di quello che hai appena detto. Qualche volta mi rendo conto di star facendo un discorso a pezzetti, scrivendo storie che in qualche modo complementari. Ma appunto, come riprendevi tu, la maggior parte delle volte me ne accorgo dopo. In un solo caso ho pensato di riunire le storie in un unico progetto ideale, ma rimane una cosa mia, che non sarà indicata nei libri.
Polline fa parte di questo progetto, una quadrilogia sull'amore che ho idealmente suddiviso in stagioni. Il libro cronologicamente è il quarto, ma è uscito per primo. Non so nemmeno se gli altri usciranno mai e se completerò la serie. Per ora abbiamo finito Un giorno, senza un perché (illustrato da Monica Barengo per Kite) che era il primo nella cronologia.
In mezzo ce ne sono altri due. Il secondo lo ha preso un illustratore famosissimo, ma siamo solo all'inizio.
Ora che ci penso già anni fa avevo riunito tre soggetti in una ideale trilogia della città. Purtroppo erano uno più strano dell'altro e nessuno ne ha voluto nemmeno uno.


Davide Calì/Manica Barengo,
Un giorno senza un perché,
Kite Edizioni, prossima uscita

Davide Calì/Manica Barengo,
Un giorno senza un perché,
Kite Edizioni, prossima uscita


GI tuoi libri vengono per lo più considerati tout public, poiché per molti di essi è difficile pensare a un'età di riferimento precisa, tanto che sono amati allo stesso modo da bambini e adulti. È successo con gli albi illustrati destinati ai più piccoli e con i libri con Serge Bloch, tra gli altri. Ora questa considerazione assume maggior consistenza e una nuova veste se si pensa, ai tuoi ultimi albi, appunto Polline... a Un giorno senza un perché ma anche a Mio padre, il grande pirata e, ovviamente, ai romanzi, come se il tuo scrivere su più livelli assumesse ora significati pronti per lettori più adulti...
DAVIDE -  Sì, sto progressivamente indirizzando le mie storie a un pubblico più adulto. 
La cosa deriva in parte dal fatto che all'inizio il mio “petit français” mi consentiva di scrivere solo album, poi, prendendo confidenza con la lingua, ho cominciato ad aver voglia di testi più lunghi. Il primo è stato L'ennemi, uscito nel 2007. Parlavo francese solo da tre anni fu quella la prima volta che ho sentito il bisogno di scrivere di più. 
In parte invece il cambiamento deriva dal fatto che dopo tanti libri per i piccoli ho voglia di parlare a un pubblico diverso, quello degli adolescenti: penso sia stato il mio tour in Australia del 2012 a darmi la voglia, perché ne avevo incontrati moltissimi. 
A parte questo, resta il fatto che poi le storie che racconto sono un po' per tutti.


Davide Calì.
L'amour? C'est mathématique!,

Éditions Sarbacane, Paris, 2014

Davide Calì/Joëlle Jolivet,
Elle est où la ligne?, 
Oskar Jeunesse, Paris, 2013

G«Io scrittore lo sono diventato. Fin da bambino volevo fare i fumetti. Al massimo i cartoni animati», una tua affermazione apparsa in più di una intervista. Quest'anno ricorre anche il 20° anniversario del tuo debutto ufficiale come fumettista sulle pagine dello storico “Linus”, con cui hai collaborato poi per 14 anni. Il fumetto lo hai abbandonato per dedicarti interamente alla letteratura per l'infanzia, poi lo hai ripreso. Che rapporto hai in questo momento con la nona arte... considerata anche la tua nuova apertura verso il mercato editoriale anglosassone?
DAVIDE -  Negli ultimi mesi il fumetto mi ha ripreso moltissimo. Ho buttato giù non so quanti soggetti, che si aggiungono alle svariate decine che ho da parte. Questo ritorno è legato effettivamente alla mia recente frequentazione del mercato anglosassone. Ho fatto diverse proposte alle americane Vertigo e Dark Horse. Dopo anni di fumetto francese, ho voglia di cambiare forma narrativa. Anche per i fumetti poi ho voglia di un pubblico più adulto. In generale penso che per me il fumetto rimanga il centro della mia narrativa, sospesa tra letteratura e visione cinematografica.


Daïkon/Bob, «Adam (& Eve) Le Paradis perdure»,
Vraoum!, Paris, 2014

Daïkon/Bob, «Adam (&Eve) Le Paradis perdure»,
Vraoum!, Paris, 2014

Daïkon/Bob, «Adam (& Eve) Le Paradis perdure»,
Vraoum!, Paris, 2014

Daïkon/Bob, «Adam (& Eve) Le Paradis perdure»,
Vraoum!, Paris, 2014


G. Nuovi progetti a cui stai lavorando? Lo scorso anno è anche uscita Each to his own!, la tua prima app per Kite Edizioni e sviluppata da Paramecio Studio 
che, tra le altre cose, è stata selezionata come Best Book Apps 2013 dalla Kirkus Reviews. Tra le altre cose, tu hai iniziato la carriera come disegnatore di videogiochi... stai procedendo in questa direzione?
DAVIDE -  No, ma mi piacerebbe. Ogni tanto butto giù qualche idea per un videogioco. Chissà, prima o poi ci lavorerò di nuovo. Per quel che riguarda invece la narrativa digitale sto ultimando il mio primo vero e proprio ebook. Non ho ancora la data di uscita ancora ma penso sarà un ottimo prodotto: ho lavorato con un super-team e non vedo l'ora di avere in mano il risultato. Si tratta di un vero e proprio libro interattivo che sfrutta a pieno le caratteristiche della piattaforma digitale.
Il passo successivo che mi piacerebbe esplorare è il libro interattivo senza narrazione vera e propria. Un po' l'ho già fatto con Each to his own! ma vorrei andare oltre.
Per quel che riguarda i progetti in corso dopo Un giorno senza un perché c'è un nuovo libro con Monica Barengo e Kite. Ho appena finito di sceneggiare un silent book e spero di riuscire a realizzarlo. Per Monica Barengo dovrei invece sceneggiare una graphic novel, ma devo trovarne il tempo. Ci sono poi un paio di sequel di libri usciti, che per ora sono solo in discussione, mentre invece si farà il terzo volume della serie "Bons baisers ratés", su New York. Poi ho un nuovo libro in Portogallo con Bruaá, diversi progetti americani, tra cui uno colossale che mi sta impegnando parecchio, sono ancora alla fase di studio.


IL 50° TITOLO
Davide Calì/Ninamasina,
Arturo,

Bruaá editora, Figuera de Foz, 2012
(pubblicato da poco anche in Korea)


IL 50° TITOLO
Davide Calì/Ninamasina,
Arturo,

Bruaá editora, Figuera de Foz, 2012
(pubblicato da poco anche in Korea)

IL 50° TITOLO
Davide Calì/Ninamasina,
Arturo,

Bruaá editora, Figuera de Foz, 2012
(pubblicato da poco anche in Korea)

IL 50° TITOLO
Davide Calì/Ninamasina,
Arturo,

Bruaá editora, Figuera de Foz, 2012
(pubblicato da poco anche in Korea)

G. Un sogno nel cassetto (nel caso quelli di scrivere un pezzo per Billy Corgan degli Smashing Pumpkins e di recitare in un film di Woody Allen tardassero ad avverarsi)?
DAVIDE - Ah!ah! Non mi dire nulla! Pensa che Corgan l'anno scorso l'ho incontrato… e non gli ho detto niente! Il giorno dopo il concerto di Vienne, nel sud della Francia, ero alla stazione il mattino dopo e chi vedo sul binario alla stazione? Gli Smashing Pumpkins al completo! Avrei dovuto avvicinarlo e dirgli tutto d'un fiato che sono un suo grande fan e se voleva suonassimo insieme.
Ma poi mi è sembrato meglio di no. Non gli ho nemmeno chiesto una foto o un autografo!
Qui ho raccontato tutto: http://dedominicisagency.com/2.0/?p=3370.
Scherzi a parte, mi basterebbe riuscire a fare qualcosa con la musica. Stando sempre in giro però è difficile trovare qualcuno con cui condividere progetti. La scorsa estate mi ero preso un mese per comporre dieci pezzi nuovi. Durante l'inverno ho messo da parte un sacco di pezzetti che dovrei mettere insieme per farne nuove canzoni. Ma il materiale non è un problema, ne ho abbastanza per tre dischi. Mi manca tutto il resto!
E poi ovviamente c'è il cinema. Ho diversi soggetti originali che sto proponendo in America e alcuni tratti invece dai miei libri. Per ora con il cinema non si è mosso nulla, però si è mossa un'altra cosa che non abbiamo cercato e sulla quale stiamo discutendo. Ma è resto per parlarne.
Ovviamente rimane il sogno di apparire in un film di Woody, magari uno nuovo girato a Parigi? Però deve promettermi di cambiare luci perché con Midnight in Paris, non ci ha azzeccato per nulla!
Un sogno più realizzabile invece è portare la musica nei miei libri. Ho diversi soggetti, per un romanzo e vari fumetti. E poi un libro illustrato al quale tengo in particolare perché mi piacerebbe presentarlo in giro suonando la chitarra. In qualche modo dentro c'è anche Billy Corgan, per cui avrei anche la scusa per chiedergli una prefazione.
Subito dopo gli chiedo di fare un disco insieme.


Smashing Pumpkins
Foto di © Davide Calì

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