lunedì 25 aprile 2016

LIBERIAMOCI DELLA NOSTRA VILTÀ

Non sono ingiusto, ma nemmeno audace. 
Quando oggi il loro mondo mi han mostrato 
ho visto solo il dito insanguinato 
e ho detto prontamente che mi piace


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016
(pp. 32, in serigrafia, tiratura limitata 500 copie, € 25.00)


Riassumere in poche parole la biografia di Bertolt Brecht, uno dei drammaturghi e poeti lirici in lingua tedesca più influenti del XX secolo, non è impresa semplice. È stato un anticonformista e radicale fin dall’infanzia. Più tardi sempre anticonformista, ma provocatore e innovatore. I suoi primi poemi, pubblicati quando aveva appena sedici anni, erano poemi pornografici con vagabondi e prostitute come protagonisti. Promosse il “teatro epico” che segnò la rottura con il realismo tradizionale. Nella sua opera la letteratura e la politica sono state indissolubili. Proibite le sue opere e perseguitato dal nazismo, fuggì in esilio nel 1933. Visse inizialmente in Danimarca, Svezia e Finlandia e, a partire del 1941, negli Stati Uniti, dove i suoi copioni furono rifiutati dai grandi produttori di Hollywood. Osteggiato dal Comitato per le Attività Antiamericane fuggì in Svizzera con l’intenzione poi di rientrare in Germania. Stabilitosi definitivamente a Berlino Est, fondò insieme alla sua seconda moglie, l’attrice Helene Weigel, la compagnia di teatro "Berliner Ensamble". Le poesie che scrisse, come questa Ballata di chi approva questo mondo, condensano le sue denunce e accuse ed esprimono il suo carattere radicale, provocatore e rivoluzionario. È infatti soprattutto nelle Poesie Politiche che Brecht trasforma ogni verso in strumento di lotta e di persuasione, al servizio di una società libera e democratica.

Henning Wagenbreth di riconoscimenti come illustratore ne ha ricevuti moltissimi, ma quello per Mond und Morgenstern è davvero particolare. È stato infatti insignito del titolo “Il libro più bello del mondo”. Le sue opere, immediate e di grande impatto, ricordano i graffiti incisi sul muro di Berlino. Tra i più interessanti e originali illustratori europei, ha fatto scuola. Anche letteralmente. Insegna infatti Visual Communication presso la prestigiosa “Universität der Künste” di Berlino. Nel catalogo di Orecchio acerbo le illustrazioni per l'antologia 1989. Dieci storie per attraversare i muri (2009) e Il pirata e il farmacista (2013). 


Da quel momento volli consentire:meglio un vigliacco che un uomo morto. 
E alle loro mani per sfuggire 
approvai ogni possibile torto


Sono passati appena quattro anni dal successo de L'opera da tre soldi (andata in scena il 31 agosto del 1928), quando Bertolt Brecht decide di scrivere questo poema. 
Nel 1933, anno nero della Repubblica di Weimer, Adolf Hitler - dopo 14 anni di militanza in un piccolo partito che si caratterizzava per la forte ideologia antisemita e che sotto la sua guida prenderà il nome di "Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori", il "NSDAP" - viene nominato Cancelliere del Reich. Hitler pone fine, in brevissimo tempo, alla democrazia parlamentare e alla morte del Presidente Paul von Hindenburg (1934), assume in sé le cariche di Capo dello Stato e del Governo sotto il titolo di Führer und Reichskanzler, dando vita a quello che il mondo ricorderà per sempre come Terzo Reich (1933/1945).

È necessario compiere un piccolo passo indietro, per conoscere alcune minime circostanze in cui nasce il poema in questione. 
Alle ultime elezioni tedesche libere, appunto quelle del 1933, il partito di Hitler ottenne il 43% di voti e cinque anni più tardi la stragrande maggioranza dei tedeschi appoggiava Hitler, o almeno lo tollerava, anche se non sempre con grande entusiasmo: "Avrà molti difetti, ma almeno ci ha riportato il lavoro e l'orgoglio di essere tedeschi", pensano in molti.

Nasce sul limitare di questo episodio, nel dilagare di un ampio consenso al partito nazionalista, la Ballade von der Billigung del Welt
È bene ricordarselo e fissare nella memoria questo drammatico momento storico che ancora oggi coinvolge i ricordi delle nostre famiglie e mai potrà lenire le tragiche ferite, o le coscienze, delle persone che lo hanno vissuto. 
Metterlo a fuoco, significa, in questo caso, predisporsi a comprendere il valore dell'impegno di molti intellettuali e artisti; predisporsi ad ascoltare le voci che sono giunte fino a noi come un dialogo, intimo e mai interrotto, ancora limpido nella sua onesta crudezza, da uomo a uomo.


Bertolt Brecht (1898-1956) 


La scelta di ripubblicare un classico, da parte di un buon editore, non è mai casuale: se il tempo lo richiama, gli anniversari sono complici, ma non determinanti (Brecht è morto nel 1956 e questa versione della Ballata esce per prima per la spagnola Libros del Zorro Rojo nel 2014) è perché la sua eco ripetuta è giunta ancora una volta a nuova destinazione.

Se, come riporta l'editore in quarta di copertina, la Ballata che scrisse Brecht è da leggersi come "un lucido e ironico atto d'accusa contro il potere della borghesia e contro chi lo sostiene: politici, militari, imprenditori, giudici, polizia, medici, intellettuali", l'eco che ci arriva oggi, chiara e cristallina, non può lasciare nessuno di noi, nessuno di noi, indifferente.
Leggerlo nella giornata del 71° anniversario della liberazione d'Italia che ha consentito la costituzione della nostra Repubblica, chiede - dopo le commemorazioni, i dovuti riconoscimenti, il riappropriarsi della memoria, i dolori personali e l'assumersi delle responsabilità per le scelte del futuro - di fermarci a riflettere davanti allo specchio della nostra manifesta inadeguatezza verso noi stessi, l'altro, il mondo che ci accoglie e che dovremo consegnare a chi verrà dopo di noi.

Senza giri di parole, nel suo poema, Brecht ci chiama a confronto con il lato oscuro del nostro quotidiano, con le ipocrisie, le nostre piccole miserie dovute alla paura di esporci nei confronti del male e dell'ingiusto che, taciti e inermi, troppo spesso e per paura di ritorsioni, non sappiamo come fronteggiare. Si chiama viltà, questa cosa, questo ingombro che non vorremmo nostro, di cui spesso ci vergogniamo e per questo riconosciamo negli altri, che ci troviamo ogni giorno chiamati a vincere.


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,


Io vile? Dolorosamente, sì. 
Fosse solo per questo, per quel senso di rifiuto della realtà delle cose che ci mostra, questo libro ci è urgentemente necessario.
E lo si capisce già dal titolo, dall'inizio, durante e fino all'ultima pagina del libro.
Perché se oggi assomiglia ancora a quel lontano 1932, in quell'oggi ci sono anch'io.
Ma più tragico ancora, ci siamo noi, monadi impazzite in cerca di un'identità comune capace di dire ancora di no, di fare "fronte", di farsi carico delle responsabilità di quell'uomo che ha ambito, con non poca superbia, a essere riconosciuto come sapiens, il che suppone che sappia almeno discernere in base all'esercizio del libero arbitrio.


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,


Essere all'altezza delle definizioni costa.
E non è più un problema di tutelare storia e memoria, azione così dovuta e riconoscenza così vera da darsi quasi per scontate, è un problema di esserne all'altezza, di smettere di celebrare a parole, di lamentarsi, indignarsi, e farsi carico delle azioni. Smettere di godere di benefici passati, di delegare con un clic, di sentirsi a posto perché "chi sono io per poter cambiare il corso delle cose?".

Esercitiamo noi stessi, verrebbe da dire, alleniamo la nostra mente, la nostra coscienza, a farsi pronte azioni. Alleniamo la riflessione a essere servile al pronto intervento, a denunciare le ingiustizie, anche quelle che ci sembrano marginali, non è una questione di misura o di irrilevanza nell'esercizio di quel male che ci vede osservatori: o c'è o non c'è e chiunque colpisca, colpisce quel sapiens che abbiamo scelto come cielo comune.

Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016


Alleniamoci, dunque e con fatica, a essere le parole che gli altri non possono pronunciare, quelle braccia che non hanno più la forza di alzarsi, il pane che non riescono a mangiare, il passo che non riesce ad avanzare, il diritto che non credono più di meritare. Esercitiamoci a sollevare i pesi della nostra e, insieme, della loro dignità.

Confidiamo nelle nostra paure, sapendo che sono comuni, che dietro a ciò che esibiamo di noi stessi c'è un mondo di confusione e di incertezza e spavento.
Ripartiamo da lì, non si dà armonia senza caos.
Se non riusciamo a rivelarci a noi stessi come potremo aiutare qualcun altro, fino a non so... dico i nostri bambini?... a rivelarsi.


Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016


Non verrà più nessuno a salvarci, se non saremo noi i primi a farlo. 
Ora è il nostro turno. Vorremmo poter delegare, non è più possibile.
Qualcuno primo di noi è riuscito ad avere coraggio, qualcuno al nostro fianco, vicino o lontano che sia, ne fa pratica di vita e di sopravvivenza ogni santo giorno.
Celebriamo sì, oggi, domani, sempre... ma cerchiamo di imitare queste persone, consapevoli che ciascuna delle nostre azioni, nel bene e nel male, ricade più di quello che possiamo pensare sulla vita e la dignità di un altro essere umano che, al fine, è noi.
Lo dobbiamo a noi stessi e a chi è nato da meno tempo di noi e a chi verrà.
Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto, che dire grazie implica un debito di riconoscenza che va onorato nel tempo.
Non c'è nessuno che si possa chiamare fuori ormai, tanto meno chi, a diverso titolo, con grande privilegio si occupa di bambini e ragazzi. 
E non perdiamo un minuto, che il tempo a disposizione non è infinito e non ci aspetteranno a lungo. Impareranno a loro spese, i bambini e i ragazzi, a fare senza di noi, troppo impegnati a cercare il riflesso degli altri in quello specchio senza trovare il coraggio di mostrarci per primi.

Questo libro, indispensabile, ce lo ricorda come poche altre opere d'arte.



Bertolt Brecht, Ballata di chi approva questo mondo,
illustrato da Henning Wagenbreth, 
traduzione Anita Raja,
Orecchio acerbo/Else Edizioni, Roma, 2016


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